Con l’insediamento dell’Università di Pittori di San Luca nella chiesa di Santa Martina,
avvenuto nel 1588 su concessione di Sisto V, alcune stanze situate al di sopra dell’edificio sacro
vennero adattate per l’attività didattica e per le riunioni della Congregazione. In seguito alla
ricostruzione integrale della chiesa accademica, iniziata nel 1635, venivano affittate due stanze
sovrapposte contigue alla chiesa e prospicienti quella di San Pietro in Carcere. Solo nel 1659, per
volere della pittrice Giovanna Garzoni, si avviava la realizzazione del primo nucleo del fabbricato
accademico, che si sarebbe ampliato sul sito di alcuni edifici e terreni insistenti sul retro della
chiesa dei Santi Luca e Martina ancora in costruzione.
I locali della sede, addossata alla chiesa e con facciata principale su via Bonella, vennero
nel tempo adattati alle esigenze della istituzione, fino all'intervento di ampliamento e
ristrutturazione diretto da Antonio Asprucci tra il 1788 e il 1790. Grazie ai lasciti e alle
donazioni ricevuti e al miglioramento della situazione economica dell'Accademia, il fabbricato
sarebbe stato ulteriormente ampliato fino alla seconda metà dell’Ottocento, accorpando ed adattando
progressivamente alcuni immobili contigui, ma mantenendo sostanzialmente immutata la veste
architettonica assunta nel tardo Settecento.
L'Accademia non abbandonò mai la sua sede storica, per quanto ormai insufficiente a contenere
le proprie collezioni, i disegni, le biblioteche Sarti e Vico e ad ospitare le sue molteplici
attività, anche se ne venne progettata più volte la ricostruzione in altre forme.
Negli anni ’30 del Novecento, con la realizzazione di via dell’Impero - ultimo atto di un
lungo processo avviato in periodo post-unitario per sistemare la zona monumentale di Roma e
risolvere il problema aperto con il collegamento stradale tra via Cavour e piazza Venezia - veniva
definitivamente espropriata e demolita una vasta porzione del fabbricato accademico. Il contenzioso
‘ideale’ apertosi in seno al Consiglio accademico tra la ricostruzione della sede sull'area di
risulta dall’esproprio o il suo trasferimento in altro luogo sembrava stato risolto nel 1931 con
l'avvio della ricostruzione dell’edificio su progetto di Arnaldo Foschini sull’area residua dalle
demolizioni dell’isolato in parte occupato dalla chiesa.
Bloccata dallo stesso Mussolini nel maggio del 1932, la ricostruzione venne abbandonata alla
fine dello stesso anno, sebbene giunta al livello del piano rialzato.
Nell’aprile del 1934 l’Accademia si trasferì nei locali di Palazzo Carpegna appena
restaurato, dove tuttora risiede.
